E Marco perde i capelli.
E no, amico, non ho fatto il militare.
Non ho fatto le flessioni sotto la pioggia.
Non sono andato a mignotte con i commilitoni.
Non ho marciato sotto la neve.
No, amico, niente di tutto questo.
Io ho guardato per dodici mesi
Marco prendere a testate il mondo.
Muri, vetrate, mobili, stoviglie.
Mai, dico mai, una persona.
Per le persone c’erano solo
strane forme di baci
spesso meglio di quelli
delle donne che ho conosciuto.
E Marco ora perde i capelli.
L’ho visto stamattina
mentre ero fermo al passaggio a livello
e suo padre lo portava al centro di cura
come fa da trentasetteannifilati.
Marco ha la mia età
ma lui i capelli li ha ancora
e può ancora permettersi il lusso
di perderli
così come si è permesso il lusso
di perdersi
lontano da questo mondo.
Avevo il sacro fuoco dentro
quando arrivai al centro di cura
obiettore convinto e convincente
di poter spaccare il mondo
e cambiarlo insieme.
Ho cambiato me stesso.
L’unica cosa che potevo cambiare.
Marco non cambia
anche se invecchia come tutti.
Marco è una testata contro il mondo.
Anche ora che sta perdendo i capelli
mentre il mondo
sta perdendo
il senso.
Ieri avevo 18 anni e qualcosa.
Ieri l’Irene mi ha detto
andiamo al cinema oggi pomeriggio?
e mentre dentro di me
scoppiava il circo Orfei
le ho risposto lugubre
a vedere che?
un film dell’orrore
mmh. senti se viene qualcun'altro.
no non viene nessuno. andiamo io e te.
e mentre la donna cannone quell’enorme mistero
mi rimbalzava dentro dappertutto
non trovai di meglio da dire che
va bene. tanto non ho niente di meglio da fare.
Ieri pomeriggio.
Cinema Roma.
Cento poltroncine di istrice grigio.
I soliti condizionatori che sparano
freddo d’inverno e caldo d’estate.
Impianto audio montato all’epoca di Marconi.
Autunno classico con foglie, grigio e umido.
Reduce dall’estate calda dei primi baci.
Sconvolto ancora dall’invito
dalla scelta del vestito
dalla foga della sega
dalla paura che non ci sia
dall’ansia di cosa dire cosa fare
giro l’angolo di Via Laudesi.
Invece c’è.
Il pubblico no.
Solo io e lei.
Lei e io.
E un insulso film dell’orrore di fine anni 80.
Ridiamo.
Come sempre.
Delle nostre battute da diciottenni stupidi.
Comincia il film e dopo dieci minuti
mette le sue gambe lunghissime sopra le mie
semisdraiata sulla sua poltroncina.
Ogni tanto fa finta di avere paura
e mette la testa sulla mia spalla
e le braccia attorno al mio braccio.
Io non capisco una sega nulla.
Del film.
Di me.
Di lei.
Di noi.
Come fa Paolino a baciarle?
Come fa a non farsi dire di no?
Perchè ho paura?
Come mai non riesco a comandare gli arti?
Perché non faccio quello che ho voglia di fare?
Baciarla.
Toccarle le puppe.
Ridere in quell'altro modo.
Perché?
Perché mi sembra sempre di dire la frase sbagliata?
No non successe niente.
Oggi ho qualcosa meno di trentotto anni.
Ieri ho rivisto l’Irene dopo venti anni.
E’cardiologa.
E’sempre splendida.
Mi fa sempre ridere.
Anche quando dico le cose sbagliate.
sei sposata? hai figli?
no. sono single bell. come la canzone.
la canzone?
sì. single bell single bell single all the way…
Scusami sai, avrei dovuto dire,
ma io sono ancora a sedere
su una poltroncina del cinema Roma
con le tue gambe e le tue tette diciottenni
addosso
e nessuna possibilità di tornare indietro
e sapere come baciavi a diciottanni.
Ora
ora
ora è tutto diverso
ora sono un grasso adulto che prova
a darsi un senso ogni giorno
e rido meno
molto meno
e i film dell’orrore
non li guardo più
guardo la televisione
o lo schermo di un computer
o lo scorrere del tempo
e a volte chiudo gli occhi
e ascolto canzoni che parlano
di circhi che esplodono.
Ho perso il tuo libro di poesie.
Nove traslochi lasciano il segno.
Saresti orgoglioso di me
e di alcune cose che ho fatto, di altre
“preferiresti non commentare”.
E vedessi il mondo.
Benigni è diventato cristiano.
Guccini uno scrittore.
Berlusconi presidente del consiglio...
Ti sei perso Palhaniuk,
il mondiale del 2006,
internet,
i divvudi,
la Juve in serie B,
il grunge,
gli tsunami e qualche terremoto,
i Pearl Jam a Pistoia,
la morte del papa
(tanto ne fanno sempre un altro),
cene,
baci,
vino,
carezze,
figli,
studenti,
studentesse,
presidi e ministri.
Ti sei perso un sacco di roba, sai.
Tutta roba che quello stronzo che ha sbandato
si è tenuta stretta
ripensandoci forse
ogni tanto
o forse mai
che tanto ad assolverci
da soli
siamo bravissimi
tutti.
Io ho faticato.
Ho bevuto.
Ho mangiato.
Ho amato.
Ho lavorato.
Un buon lavoro di merda.
Ho una compagna che ameresti
e che ti amerebbe.
Con una figlia.
Dice la natura – e dicono gli altri - non mia,
ma lo sperma fabbrica il naso
non il modo di soffiarselo
e comunque chi se ne frega
ognuno è di se stesso
e tutti siamo destinati alla polvere.
Scusa.
Fra poco mi sposo.
Non so ancora quando e come.
Ma lo sto per fare.
E vorrei il tuo libro per leggere
qualcosa
di vero e di triste
come la tua faccia
le tue parole
e il tuo destino.
Ma l’ho perso.
E quindi non mi resta che scrivere
io
un libro su di te.
Te
che hai visto cose
che noi umani non possiamo nemmeno immaginare.
Navi da combattimento in fiamme al largo dei bastioni di Orione.
Raggi B balenare nel buio vicino alle porte di Tannhauser.
Tutti momenti che andranno perduti nel tempo
come lacrime nella pioggia.
È tempo di morire.